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La Safeword: A Cosa Serve e Come Usarla nel BDSM

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Quando si parla di BDSM, si parla quasi sempre anche di safeword. Nell’immaginario comune, si tratta di una specie di parola magica che protegge da qualsiasi rischio. Nella realtà, l’uso di una parola di sicurezza è molto più complesso e, qualche volta, può diventare addirittura problematico.

Cos’è la safeword

La safeword è un segnale di sicurezza per fermare la scena BDSM. Ho usato l’espressione “segnale” e non “parola” per una ragione ben precisa: la safeword può essere una parola, un gesto delle mani o un movimento fatto con qualsiasi altra parte del corpo. L’importante è che sia stata concordata prima di iniziare e che sia chiara a tutte le parti in gioco.

Parola o gesto che sia, la funzione della safeword è attirare l’attenzione del dominante (di solito) per chiedergli di rallentare o addirittura di fermare quello che sta facendo. In sostanza, la si usa al posto di segnali convenzionali come “no” o come “fermo” e, proprio come questi, è un modo per ritirare il proprio consenso durante la pratica.

Ti starai chiedendo se non sia più facile dire direttamente “no” o “fermo”, invece che inventarti una parola apposta. Hai ragione e infatti c’è anche chi preferisce giocare senza safeword. La safeword è però utile quando si dice “no” quasi di getto, senza la reale intenzione di fermare l’altra persona. Inoltre, un gesto di sicurezza è fondamentale quando il sottomesso non può parlare, magari perché imbavagliato.

Come dev’essere fatta la safeword

safe

Se con il partner non ha concordato una safeword diversa, dai per buono il caro vecchio “no”: meglio non rischiare. Se però preferisci concordarne una, come dev’essere fatta?

Qualsiasi parola o gesto può diventare un segnale di sicurezza, a patto che abbia queste caratteristiche.

  • Essere “fuori luogo”. Una buona safeword dev’essere qualcosa che non diresti mai durante il sesso o il BDSM. Altrimenti, rischi che l’altra persona la tratti come parte del gioco, invece che prestarvi la dovuta attenzione.
  • Essere facile da pronunciare (o mimare). Parole troppo lunghe sono impossibili da pronunciare, in situazioni di grande eccitazione o paura. Ecco perché hai bisogno di una parola breve, che si possa pronunciare tutto d’un fiato anche se sei legato come un salame.
  • Essere facile da ricordare. In momenti di grande stress, ti dimentichi anche il tuo nome. La safeword dev’essere qualcosa di impossibile da dimenticare, anche nelle situazioni più concitate.

Esempi di safeword

L’esempio di safeword più classico è il semaforo. In questo caso, le parole di sicurezza sono almeno due:

giallo”, per chiedere di rallentare il gioco;

rosso”, per chiedere di fermarlo del tutto.

Nell’ambiente BDSM sono sicuramente le safeword più usate, tant’è che spesso non serve nemmeno concordarle esplicitamente: se il partner urla “rosso” durante la sessione, ti sta chiaramente chiedendo di fermarti. Lo stesso vale durante gli eventi: chiunque ti senta dire “rosso” capisce cosa stai chiedendo e, se il partner non si ferma, sa di dover avvertire la sicurezza.

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Come usarla

Per quanto “rosso” sia una safe conosciutissima nell’ambiente, ti consiglio di concordare anche un gesto prima di cominciare a giocare. Anche se non intendi imbavagliare o farti imbavagliare dal partner, ci sono tante situazioni nelle quali si fa fatica a parlare; pensa al sesso orale, ad esempio.

Una volta concordata, la safeword va usata ogni volta che vuoi davvero rallentare o bloccare il gioco. Ad esempio, se il partner fa qualcosa di hard limit per te o se il gioco sta diventando eccessivo. Puoi usarla anche per fermare cose che di solito fai senza problemi, ma che per qualche motivo ti stanno mettendo a disagio.

Ti faccio un esempio: nelle donne, la sensibilità dei capezzoli cambia in base alla fase del ciclo. Le stesse pinzette possono essere piacevoli un giorno e insopportabili la settimana dopo. Il partner non può saperlo a prescindere; la safeword è un modo per comunicarglielo anche durante la sessione.

La cosa importante è non farti problemi nell’usare il segnale di sicurezza, se sei sottomesso: non devi dimostrare niente a nessuno, nemmeno al tuo partner. Se una cosa ti sta facendo stare male, hai tutto il diritto di fermarti. Se invece sei dominante, ricorda che il rispetto della safeword è sacro.

Quando la safeword è inutile o pericolosa

Come accennato sopra, c’è chi non usa la safeword. Alcuni presunti Dom lo fanno perché “il vero master deve fare come vuole”; se rientri nella categoria, fai un piacere al mondo e smetti di praticare BDSM. Altri invece sollevano delle preoccupazioni legittime sulla sicurezza di questa consuetudine.

Secondo alcune persone, la safeword dà un senso di falsa sicurezza che può rivelarsi pericoloso durante una sessione. Il sottomesso è convinto che la safe lo protegga da tutto; il Dom delega tutte le responsabilità sul sottomesso. In effetti, convinzioni del genere aumentano il rischio che qualcosa vada storto.

Premetto che io uso la safeword e che sono convinta che sia un ottimo strumento. Detto questo, ha dei limiti di cui dovresti essere consapevole.

  • A volte il sottomesso non può pronunciare o mimare la safeword. Nei casi migliori, succede perché è in subspace, ovvero in una sorta di trance estatica. Nei casi peggiori, sta avendo un attacco di panico e non riesce a parlare.
  • Alcuni rischi possono essere visibili al Dom ma non al sub. Ti faccio un esempio: un sottomesso eccitato e masochista potrebbe non rendersi conto di star sanguinando. Sta al Dom fermare la sessione di impact, a meno che non ci si sia messi d’accordo diversamente.
  • Il dominante può non sentire o vedere la safeword, magari perché è troppo preso e il sottomesso ha parlato piano.

Per tutti questi motivi, è importante che la persona dominante tenga sempre gli occhi bene aperti e impari a leggere il linguaggio non verbale del sottomesso. In questo modo, saprà se fermare la sessione anche se non è stata pronunciata alcuna safeword.


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