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Esperienze cuckold: le mie storie più belle da cornuto

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Certo che di esperienze cuckold noi ne abbiamo! Non è il caso che ti dica come mi chiamo: sai, sono quello che molti definirebbero “una persona per bene”, un uomo tutto casa e lavoro. Lo stesso vale per mia moglie, una donna eccezionale che è riuscita a far convivere lavoro e famiglia.

Siamo una coppia normale, con vite normali e amicizie normali. E, come tanti altri mariti normali, mi porto dietro un bel palco di corna. L’unica differenza rispetto agli altri?

A me piace.

Il (quasi) tradimento di mia moglie

Senza entrare troppo nei dettagli, sono uno dei tanti consulenti che lavorano nel Milanese e ho superato da poco la soglia degli “anta”. Dato che lavoro soprattutto in smart, sto quasi sempre a casa e ho orari molto flessibili.

Dal canto suo, mia moglie è sempre in giro per Milano e dintorni. Tra i due, è lei quella con il lavoro stressante che la tiene spesso fuori casa, talvolta per più giorni di fila.

Per me non è mai stato un problema: finché la sua carriera la rende felice e finché mi dimostra il suo amore, va bene così.

O meglio: non era mai stato un problema, fino ad ottobre dell’anno scorso.

La prima volta che mi disse che sarebbe stata in ritardo a cena, non diedi peso alla cosa. Di solito mi avvertiva con un minimo di anticipo, per evitare che cucinassi inutilmente per due. Quella volta era stato diverso: mi aveva chiamato poco prima delle otto e mi aveva detto che sarebbe tornata tardi, perché doveva finire un incarico per un cliente.

La cosa mi fece alzare un sopracciglio e qualcosa, un presentimento, mi seccò la gola. Scacciai la brutta sensazione e misi il cibo di troppo in frigo.

Mia moglie tornò verso le undici e mezza, si struccò e si infilò sotto le coperte dopo avermi scoccato un bacio veloce.

La settimana successiva accadde di nuovo: telefonata dell’ultimo momento, scuse raffazzonate, brutto presentimento.

E poi di nuovo.

C’era qualcosa di strano. Lei era diversa, in qualche modo distante. Portava il cellulare ovunque ed era assurdo: dov’era finita la donna che dimenticava il telefono in giro per casa, perfino con lo schermo sbloccato?

Lei… lei mi stava tradendo? No, non ne sarebbe mai stata capace.

O sì?

Quella sera era andata a letto prima del solito. Aveva lasciato il cellulare sul comodino, attaccato al cavo di ricarica. La luce rossa riluceva nel buio e il suo respiro lento riempiva la stanza. Il trillo di un messaggio. Lei mugugnò nel sonno e si girò dall’altra parte.

Forse potevo sbirciare nel suo telefono. Un’occhiatina veloce, giusto per capire cosa stesse succedendo. Non c’era niente di male, no? Non l’avrei mai fatto, se non fosse stato necessario.

Mi avvicinai a piedi nudi al suo comodino, presi il telefono in mano. Un altro trillo.

Bastava così poco…

Così poco per tradire la sua fiducia. Ci eravamo sempre promessi che, in caso di problemi, ne avremmo parlato. Sempre. No, non potevo.

Poggiai il telefono e tornai dal mio lato del letto. La scossi e accesi la lampadina dal mio lato. Lei si svegliò con un piccolo, adorabile lamento.

«Che c’è?»

«Mi…mi tradisci?»

Sgranò gli occhi e si alzò a sedere. «Cosa? No! Santo cielo, come ti viene in mente?»

Le dissi dei miei dubbi e le chiesi dei ritardi.

Sospirò. «C’è un artista di cui mi sto occupando per lavoro.» Scrollò le spalle. «Sai, il classico bel tipo un po’ strano, giovane e con troppi soldi per il suo stesso bene. Si è fissato che deve portare noi donne sempre a cena, quando passa in agenzia. E ovviamente, si sveglia sempre all’ultimo.» Alzò gli occhi al cielo. «Credo che ci stia provando con tutte a turno.»

«Anche… anche con te?»

Rise. «Ovviamente.»

Un bel ragazzo con i soldi ci aveva provato con mia moglie.

«E tu?»

Aggrottò la fronte. «E io cosa? Ti ricordo che sono sposata.»

Oddio, quindi non mi aveva tradito. Anche se…

«Com’è fatto questo cliente? È bello?»

Arrossì e seppi che sì, era bello.

«Sai che non lo farei mai. Lo sapevo che saresti stato geloso.»

Sì, ero geloso, non c’era dubbio. Geloso e con una trave ritta in mezzo alle gambe, per chissà quale motivo.

«Non mi hai risposto.» Allungai una mano su di lei. La feci scivolare sotto l’elastico del pigiama, in mezzo alle gambe.

Si leccò le labbra. «Credo che sia danese o svedese, non ricordo.» Le sfiorai la clitoride e lei sospirò. «Sembra una statua. Mette sempre queste camicie colorate e striminzite, che tirano sulle spalle e gli stanno larghe in vita. E poi i capelli…» La frase si perse in un gemito.

Inumidii il dito nella sua fessura bagnata e continuai a massaggiarla. «Cosa i capelli?»

«Ha i capelli lunghissimi, così biondi da sembrare bianchi.»

Immaginai questa statua greca che metteva mia moglie a novanta e se la scopava di fronte a me. Immaginai il viso di lei sconvolto dal piacere, gli occhi socchiusi proprio come in quel momento, i piccoli gemiti che le uscivano dalle labbra mentre lui faceva avanti e indietro dentro di lei.

«Te lo scoperesti, vero?»

Strabuzzò gli occhi. «C-cosa?»

«Te lo scoperesti?» Questa volta le presi una mano e me la appoggiai sul cazzo duro come la pietra.

Un’espressione di sorpresa le attraverso il viso, poi sorrise e lasciò andare la testa all’indietro. «S-sì.»

Accelerai il ritmo, finché non si sciolse nell’orgasmo.

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Le sorrisi. «Se ne può parlare.»

La mia prima vera esperienza cuckold

Andammo avanti con quel giochetto per un po’: lei mi raccontava delle sue mirabolanti (e immaginarie) avventure con la statua greca, mentre io la masturbavo o la scopavo.

Più andavamo avanti, più mi rendevo conto che lei non mi avrebbe tradito per niente al mondo, nemmeno con la statua greca che ci aveva provato sfacciatamente con lei. Ne ero felice, ovvio: mia moglie mi amava e mi rispettava. D’altra parte…

Come sarebbe stato guardarla scopare davvero con un altro? Sarebbe stato eccitante come immaginavo?

«Lo faresti davvero?» Le chiesi una sera.

Avevamo appena finito. Ero sdraiato con la testa sul suo grembo e lei mi stava accarezzando i capelli pian piano.

Si bloccò. «Scusa?»

Mi girai a guardarla. «Andresti davvero a letto con quel tipo? Se ti dessi il permesso, intendo.»

«Come quelli che guardano le mogli fare sesso con un altro, intendi? I cuckold?»

«Sì.» Annuii. «Come i cuckold.»

Riprese ad accarezzarmi, fissando il soffitto con la testa poggiata all’indietro. «Non so… Se piacesse anche a te… Sì, immagino di sì.»

Fu così che diventammo ufficialmente una coppia cuckold. Non ci restava che trovare un uomo che scopasse mia moglie e che, bontà sua, mi permettesse di assistere.

Ora, so cosa starai pensando: infilare il cazzo – o qualsiasi altro genitale – nel piatto in cui mangi è una pessima idea. A quel tempo, però, non conoscevamo il giro delle feste per scambisti e non sapevamo da dove iniziare. Il cliente figo, già protagonista di tante nostre fantasie, sembrava la scelta migliore.

Per fortuna ci andò bene. Il danese – perché alla fine era danese – era abbastanza libertino da apprezzare l’idea di scoparsi una donna con cui lavorava, per di più di fronte al marito. A detta di mia moglie, non la fece nemmeno finire di parlare prima di accettare.

Quella sera in hotel fu la prima volta che lo vidi. Io ero seduto in un angolo della stanza, su una poltrona. Lui entrò e mi fece un piccolo cenno con la mano, sorridendo.

Mi ero sempre considerato molto etero, ma lui mi fece venire qualche dubbio: alto, ben piazzato, con due occhi color ghiaccio che sembravano poterti trapassare da parte a parte. Aveva delle braccia grosse quasi quanto la mia testa e un sedere d’acciaio.

Ovvio che mia moglie volesse scoparci. Quale donna eterosessuale non avrebbe voluto scoparci? Iniziavo a chiedermi se non volessi scoparci anch’io!

Per la cronaca: no, non ci scopai.

Mia moglie era seduta sul letto e indossava quel completino blu che mi piaceva tanto, quello con le mutandine bucate al centro. Era bellissima. Bellissima e sexy.

L’adone le baciò la mano e le si sedette accanto, senza una parola. Ci eravamo accordati così: niente convenevoli e subito al punto. Dopo la mano le baciò il polso e la vidi sospirare, come aveva sospirato tante volte con me.

L’erezione mi premeva già contro la patta e non avevamo nemmeno iniziato.

Il danese accarezzo l’interno del braccio con le sue labbra e salì sulla spalla, e ancora sul collo. Nel mentre si slacciò i primi bottoni della camicia e rivelò il petto scolpito, di un bianco accecante e privo di peli. Scese fino alla patta e slacciò anche quella, liberando il cazzo già bello dritto.

Mi moglie mi lanciò un’occhiata, sorrise e si abbassò per prendere in bocca il cazzo di un altro uomo.

Non era mai stata così bella come in quel momento, le guance rosse per l’eccitazione e per lo sforzo di tenere in bocca tutto quell’arnese, gli occhi fissi sui miei. Era mia. Stava succhiando il cazzo di un altro, ma era comunque mia.

Il danese le mise una mano sulla testa e iniziò a spingerle la testa verso il basso, facendola andare sempre più a fondo. Le afferrò i capelli con entrambe le mani, la guidò su e giù come se fosse una bambola.

Sì, come piaceva a lei.

Mi accarezzai il pacco da sopra i pantaloni.

L’uomo aveva la testa tirata all’indietro, la bocca aperta in un’espressione di piacere. Mi lanciò un’occhiata veloce, sorrise come a dire: “ah, uomo fortunato! Certo che ti sei sposato una bella porcona!” E sì, mi sentii molto fortunato.

Le tirò la testa via dal cazzo e frugò in una delle tasche dei pantaloni. Ne tirò fuori un preservativo e lo lanciò a mia moglie.

Lei lo srotolò in fretta sulla sua erezione, prima di mettersi a gattoni sul bordo del letto, proprio come in tante delle nostre fantasie.

Il danese si mise dietro di lei e glielo ficcò dentro senza tanti complimenti.

In quel momento, il mio cazzo ebbe un sussulto: non le avessi promesso di non farlo, me lo sarei già tirato fuori per menarmelo. Invece presi un bel respiro e mi limitai a qualche carezza sopra i pantaloni. Quello potevo farlo.

Il corpo di mia moglie faceva avanti e indietro sul letto e lei guardava verso l’alto, gli occhi tirati indietro per il piacere. Piccoli suoni gutturali le uscivano dalla gola e un accenno di sorriso andava e veniva dal suo viso. Si lasciò scappare un gemito più forte e il danese l’afferrò per i capelli, strattonandola all’indietro.

La vidi tremare e irrigidirsi tutta: stava venendo.

Il danese la prese per i fianchi e accelerò. Tirò anche lui la testa all’indietro e si morse il labbro, la camicia mezza abbottonata tutta storta sulle spalle e i pantaloni a mezza gamba. Venne con un urlo e tanti piccoli tremiti.

L’espressione di entrambi si rilassò. Lui prese un profondo respiro e tirò fuori il cazzo.

Era finita, quindi, e io non mi ero pentito. Anzi: se non fossi venuto subito, mi sarebbero scoppiate le palle.

L’altro uomo si sfilò il preservativo, lo mise nella bustina e lo lanciò nel cestino, facendo un canestro perfetto. Sorrise compiaciuto. Si alzò i pantaloni e si allacciò la camicia.

Mia moglie si alzò a sedere sul letto. «Non devi andare subito. Fatti una doccia, riposa un attimo.»

Lui le sorrise. «Grazie, ma non voglio…» Aggrottò la fronte in cerca della parola. «Rubare tempo a voi.» Le baciò la mano. «Tuo marito è un uomo fortunato.» Si girò verso di me e mi fece un piccolo inchino, prima di uscire.

Sì, ero e sono un uomo fortunato.

Quella sera, per la prima volta, mi alzai dalla poltrona e raggiunsi mia moglie sul letto dove aveva appena scopato con un altro uomo. La spogliai, mi spogliai e ci prendemmo il nostro tempo.

Fu solo la nostra prima esperienza da coppia cuckold: dopo il danese, ce ne furono molti altri.

Ma questa è un’altra storia.

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