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BDSM e Corde: I Segreti dello Shibari

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Shibari è la parola giapponese per la famosa pratica erotica della legatura, una tecnica di bondage BDSM che ha fatto del “legare” una forma artistica e di sottomissione. Le corde di juta, seta e canapa che avvolgono il corpo imprigionato in dolci geometrie, disegnano sul corpo segni che sono alla base dell’umiliazione sessuale. Gli appassionati aumentano ogni giorno di più nel mondo e, oltre a voler vedere gli spettacoli dei rigger e delle bunny, provano nella propria camera da letto il piacere della costrizione.

Se anche tu conosci il piacere che sta dietro il legare o l’essere legato, l’abbandonare il potere sessuale nelle mani di un’altra persona e il perdere il controllo, nello shibari troverai le forme e le idee più eccitanti per trasformare un gioco in una vera e propria arte del godere.

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Shibari: fra necessità e arte antica

Secondo la tradizione giapponese, lo shibari è un’antica tecnica di costrizione utile a imprigionare gli ostaggi di guerra. La mancanza di materiali come metallo e legno, scarsi in tempi di guerra, rese necessario l’utilizzo della corda, un mezzo più economico e disponibile. Si trovano anche dei riferimenti antichi nelle cerimonie religiose, nelle quali corde e legamenti simboleggiavano il legame tra l’uomo e il divino. Ma l’eros entra a far parte della tradizione dello shibari solo grazie al teatro: scene erotiche di costrizione e tortura (come lo shunga e il semee) durante gli spettacoli, intrattenevano in modo particolare il pubblico maschile delle scene teatrali.

Verso il piacere sessuale attraverso l’umiliazione

I prigionieri legati con le tecniche shibari venivano poi esposti alla pubblica umiliazione, rappresentando in questo modo il possesso e il controllo totale delle loro vite ai nemici. È però solo dal periodo Edo che iniziarono a diffondersi le prime stampe erotiche a tema: quelle donne costrette all’immobilità e torturate dalle corde che le avvolgevano e stringevano, fecero subito colpo sul pubblico e sul suo immaginario erotico, proprio come oggi lo shibari riesce ancora ad attrarre già dal primo sguardo.

È in questa chiave artistica che avviene il passaggio dall’umiliazione al piacere sessuale. Quando, negli anni ’70, la diffusione delle tecniche di legamento arriva anche in Occidente, il suo fascino consacra definitivamente lo shibari come forma d’arte esotica di piacere proibito.

I grandi artisti che oggi tramandano e sperimentano le tecniche più interessanti prendono i ruoli di nawashi (“artista della corda”), cioè il top/rigger, colui che lega, e la Bunny, ossia la bottom che viene legata e si sottomette. Sebbene si sia abituati a vedere legate solo donne, in realtà negli spettacoli sono anche diffusi i bunny uomini.

Il piacere psicologico di farsi legare

La forma di “tortura” direttamente connessa allo shibari è quella psicologica: il piacere di farsi legare, l’impossibilità di liberarsi e la sottomissione che ne conseguono hanno permesso allo shibari di entrare di diritto tra le pratiche BDSM più famose e apprezzate. Oltre alla chiara sottomissione di un corpo impossibilitato nei movimenti e completamente abbandonato al volere di chi lo lega, va ricordato che parte del dolore è anche legato ai segni che le corde, opportunamente legate e posizionate, lasciano sul corpo.

In modo più esplicito, zone erogene come i capezzoli o il clitoride possono essere o esposti del tutto o coperti dalle corde, per un piacere sessuale difficile da dimenticare e basato su specifiche tecniche che regolano alla perfezione la pressione e lo sfregamento sulla pelle. In questa chiave, lo shibari può anche diventare la base per altri giochi BDSM anche più spinti, dove il limite è solo la fantasia.

Va però chiarito che il vero controllo della situazione è sempre e solo nelle mani della bunny rope, la persona che viene legata, che può interrompere in ogni momento la pratica grazie a una safe-word (parola di sicurezza) pronunciata nel momento più opportuno. E senza la certezza che questo avvenga, cade il rapporto di fiducia che è alla base di ogni pratica BDSM.

Lo shibari nell’universo BDSM

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Anche se fa parte dello stesso universo del BDSM, lo shibari è solo una parte della grande costellazione del bondage dolce, con cui spesso viene confuso. A sua volta, però, lo shibari si è costituito in tantissime tecniche diverse, curate e rese popolari da diversi maestri nel mondo che, con spettacoli privati e erranti, le rendono famose nel mondo.
Le più famose tecniche di shibari sono:

Ebi-bari: si tratta di una legatura molto famosa e particolarmente costrittiva, in quanto le gambe incrociate vengono legate al collo in prossimità delle caviglie. È molto efficace perché porta a un livello di umiliazione molto alto;

Tortura delle tibie: la bunny è costretta a sedersi sui talloni e a sorreggere il peso di tutto il corpo, aumentato anche da pietre legate alle cosce e da borchie appuntite alle tibie. È una pratica molto amata perché lascia segni molto evidenti sul corpo;

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Sospensione: la pratica di shibari che permette letteralmente di lasciare sospesa a mezz’aria la bunny, è una forma avanzata in cui le corde si concentrano sulle braccia e sul busto per piegare e costringere il corpo a un equilibrio precario. È una tecnica molto artistica e di notevole impatto visivo;

Hogtied: si tratta della fusione di diverse legature di origine orientale e occidentale. Il nome americano vuol dire “incaprettato” e, infatti, la bunny ha i polsi legati dietro la schiena e stretti assieme alle caviglie, con nodi e corde, fasce o catene prese da diverse tecniche;

Floor Tie: è la legatura che viene eseguita lasciando il corpo a terra, in contrapposizione alla sospensione. È adatta ai principianti e ai curiosi perché non si deve studiare l’impatto del peso e dell’equilibrio sui nodi;

Self-tie: è la tecnica che prevede il legarsi da soli. Per quanto possa sembrare più facile, richiede in realtà una grande maestria e padronanza delle mani e degli strumenti.

Le diverse possibilità e varianti di shibari non si esauriscono qua: c’è un mondo di tecniche da esplorare e sperimentare e la grande richiesta di spettacoli a cura di club ma anche privati, sta diffondendo e sdoganando sempre più un’arte che si riteneva in possesso solo del mondo BDSM.

Alle diverse forme di legatura, spesso si accompagnano diverse torture soft come la flagellazione (con una frusta o con canne di bambù). Dal mondo bondage si prendono anche in prestito tutte le clip e le mollettine che servono a pizzicare a lungo parti del corpo come capezzoli e labbra vaginali, aumentando il numero e l’intensità dei segni lasciati sul corpo e, quindi, dell’umiliazione fisica alla base dello shibari.

Un legame che va oltre il corpo

Oltre alla legatura vera e propria, la pratica dello shibari si fonda e si crea su un legame intimo, quasi spirituale, fra le due persone coinvolte. Gli elementi fondamentali per la sua pratica sono, infatti, fiducia, consenso, sicurezza e privacy ed è per questo che un vero nawashi non cercherà fra il pubblico di uno spettacolo una volontaria che voglia davvero farsi legare, ma sarà sempre accompagnato dalla sua discepola.

Lo shibari è oggi così popolare grazie al fascino di sfidare un tabù: quello di perdere il controllo in un’epoca in cui è obbligatorio averlo sul proprio lavoro, la propria vita, le proprie finanze, il proprio tempo. Spopolano anche in Italia i club dove potrai sperimentare in sicurezza e nel massimo rispetto della privacy questo desiderio proibito. Esistono anche dei gruppi di peer rope, appassionati che si ritrovano principalmente per divertirsi mentre si cerca di instaurare connessioni profonde da testare poi nella pratica. Internet, poi, è ricco di tutorial rivolti soprattutto ai principianti, per insegnare soprattutto a cosa fare attenzione quando si lega, ma anche di live chat bondage e RIV fetish dove esperte bondageurs danno spettacoli discreti e privati, molto apprezzati per la varietà.

Gli strumenti per lo shibari

La tradizione giapponese vuole che per lo shibari vengano utilizzate corde in juta o canapa, ma anche una comune corda sintetica o di nylon ha dei vantaggi. Altri preferiscono utilizzare strumenti in pelle, in base alla tecnica che si predilige e, soprattutto, ai segni che si desidera lasciare sul corpo della bunny. La scelta del materiale con cui sono fatte le corde, ma anche il loro diametro e la loro usura non è casuale: ad ogni materiale corrisponderà un coefficiente di attrito che oltre ad avere diversi effetti visivi sulla pelle, va gestito con attenzione e esperienza per evitare bruciature e altri inconvenienti.

Molto apprezzate, dopo essere stati legati, sono le sculacciate, le frustate e l’edging, che grazie al supporto delle corde e alla situazione di sottomissione, fanno raggiungere gli apici del piacere. Gli esperti sanno che le diverse posizioni e le contrazioni muscolari dovute alla posizione riescono a produrre orgasmi più intensi, specialmente in caso di sospensione o tensione muscolare. È per questo che per provare davvero il massimo potenziale dello shibari è bene rivolgersi a dei maestri: tuttavia, è un’arte semplice e antica, adatta a tutti, basandosi semplicemente sulla perdita del controllo. Da provare!

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